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COME HITLER AFFRONTO’ LA DISOCCUPAZIONE
E RIAVVIO’ L’ECONOMIA DELLA GERMANIA

A cura di: Mark Weber


Per far fronte alla massiccia disoccupazione e alla paralisi economica della Grande Depressione, i governi tedesco e americano vararono programmi ambiziosi e innovativi. Mentre le misure del "New Deal” del Presidente Franklin Roosevelt aiutarono solo marginalmente, le politiche molto più focalizzate ed esaurienti del Terzo Reich si dimostrarono notevolmente efficaci. Nel giro di tre anni non vi era più disoccupazione e l’economia della Germania era in netta ripresa. E mentre il risultato di Roosevelt nel far fronte alla Depressione è noto, la straordinaria storia di come Hitler affrontò la crisi non è molto riconosciuta o capita.

Adolf Hitler divenne Cancelliere della Germania il 30 Gennaio 1933. Alcune settimane dopo, il 4 Marzo, Franklin Roosevelt si insediò come Presidente degli Stati Uniti. Entrambi rimasero alla guida del loro paese per i successivi dodici anni, fino all’Aprile del 1945, appena prima che la Seconda Guerra Mondiale terminasse in Europa. Agli inizi del 1933 la produzione industriale in entrambe le nazioni era scesa della metà rispetto a ciò che fu nel 1929. Ogni leader varò rapidamente nuove coraggiose iniziative per far fronte alla terribile crisi economica, in particolare la piaga della disoccupazione di massa. E sebbene ci siano delle sorprendenti somiglianze negli sforzi compiuti dai due governi , i risultati furono molto diversi.

Uno degli economisti americani più accreditati e maggiormente letti del ventesimo secolo fu John Kenneth Galbraith. Fu consigliere di diversi presidenti e per un certo tempo rivestì l’incarico di Ambasciatore americano in India. Fu l’autore di varie dozzine di libri e per anni insegnò economia all’Università di Harvard. In merito ai risultati ottenuti dalla Germania, Galbraith scrisse: " l’eliminazione della disoccupazione in Germania durante la Grande Depressione senza inflazione – e con la fiducia iniziale sulle opere civili essenziali – fu un notevole successo. Cosa che raramente fu encomiata e poco evidenziata. Il concetto che Hitler non poteva fare del bene si applicava anche all’economia, oltre che a tutto il resto ".

La politica economica del regime di Hitler, prosegue Galbraith, comprendeva " assunzione di prestiti su larga scala per spese pubbliche, principalmente per opere pubbliche, ferrovie, canali e la rete autostradale. Il risultato fu un colpo alla disoccupazione molto più efficiente che in qualsiasi altro paese industriale ". (1) " Nel tardo 1935 ", scriveva, "la disoccupazione in Germania era finita. Nel 1936 l’alto reddito spingeva i prezzi verso l’alto oppure ne creava le premesse. La Germania, verso la fine degli anni 30, aveva raggiunto la piena occupazione a prezzi stabili. Nel mondo industriale fu un successo assolutamente unico ". (2) " Hitler anticipò anche la moderna politica economica ", sottolineava l’economista, " riconoscendo che un rapido approccio alla piena occupazione era possibile solo se combinato al controllo dei prezzi e dei salari. Che una nazione oppressa da paure economiche reagisse a Hitler come gli americani fecero con Franklin Delano Roosevelt, non stupisce " (3)

Altri paesi, scriveva Galbraith, non capirono o non impararono dall’esperienza tedesca: " L’esempio tedesco fu istruttivo ma non convincente. I conservatori inglesi e americani guardavano le eresie finanziarie di Hitler, l’indebitamento e la spesa, e all’unisono predissero il fallimento. I progressisti americani e i socialisti inglesi guardavano la repressione, la distruzione dei sindacati, le Camice Brune, le Camice Nere, i campi di concentramento, con isterica retorica, ignorando l’economia. Credevano che nulla di buono, nemmeno la piena occupazione, potesse provenire da Hitler " (4).

Due giorni dopo essersi insediato come Cancelliere, Hitler si rivolse alla nazione via radio. Sebbene lui e altri leaders del suo movimento avevano messo in chiaro le loro intenzioni di riorganizzare la vita educativa, culturale, politica e sociale della nazione in conformità ai principi nazionalsocialisti, tutti sapevano che, con sei milioni di senza lavoro e l’economia nazionale paralizzata, la più importante priorità del momento era quella di riavviare la vita economica della nazione, soprattutto fronteggiando la disoccupazione e offrendo lavori produttivi.

" E’ orribile vedere la povertà del nostro popolo! ", disse Hitler nel suo discorso inaugurale. (5) " Assieme ai milioni di operai delle industrie disoccupati e affamati, c’è anche l’impoverimento dell’intera classe media e dei piccoli imprenditori. Se questo crollo alla fine toccherà anche gli agricoltori tedeschi, dovremo far fronte ad una catastrofe di una dimensione incalcolabile. E non sarebbe soltanto il crollo di una nazione ma anche di duemila anni di un retaggio fatto delle più grosse conquiste della civiltà e della cultura umana ".

Hitler disse: " il nuovo governo dovrà riuscire nel compito di riorganizzare l’economia della nostra nazione tramite due grandi piani quadriennali. Gli agricoltori tedeschi vanno aiutati a mantenere le forniture alimentare della nazione e, di conseguenza, il suo fondamento vitale. L’operaio tedesco verrà salvato dalla rovina con un attacco concertato e globale contro la disoccupazione ".

" Entro quattro anni ", promise, "la disoccupazione sarà definitivamente risolta. I partiti marxisti e i loro alleati hanno avuto 14 anni per dimostrare ciò che potevano fare. Il risultato è un ammasso di rovine. Ora, popolo di Germania, dacci quattro anni e poi ci giudicherai! "

Rigettando le oscure e impraticabili opinioni economiche di alcuni attivisti Radicali del suo Partito, Hitler si rivolse a uomini di provata abilità e competenza. Come è noto, si avvalse della collaborazione di Hjalmar Schacht, un banchiere di prim’ordine e un esperto di questioni finanziarie con una impressionante carriera sia nell’industria privata che in quella pubblica. Anche se Schacht non era assolutamente un nazionalsocialista, Hitler lo nominò Presidente della Banca Centrale Tedesca, la Reichsbank, e in seguito Ministro dell’Economia.

Dopo aver preso il potere, scrive il Prof. John Garraty, uno storico americano in vista, Hitler e il suo nuovo governo " si misero immediatamente a contrastare la disoccupazione con tutte le forze. Stimolarono l’industria privata con sussidi e sconti fiscali, incentivando la spesa al consumo come, ad esempio, concedendo prestiti matrimoniali, e si lanciarono in un massiccio programma di opere pubbliche che vide la costruzione di autostrade, alloggi, ferrovie e progetti di idrovie navigabili " (6).

I nuovi leaders del regime riuscirono inoltre a convincere quei tedeschi che erano scettici e persino contrari della loro sincerità, risolutezza e abilità. Ciò promosse speranza e fiducia che, a sua volta, incoraggiarono gli industriali ad assumere e ad investire, e i consumatori a spendere con un occhio rivolto al futuro.

Come aveva promesso, Hitler ed il suo governo nazionalsocialista sconfissero la disoccupazione nel giro di quattro anni. Il numero dei senza lavoro fu portato da 6 milioni, durante la presa del potere all’inizio del 1933, a 1 milione nel 1936. (7). E il tasso dei disoccupati scese così velocemente che tra il 1937 e il 1938 vi era una penuria di manodopera nazionale. (8)

Per la grande massa dei tedeschi, i salari e le condizioni di lavoro migliorarono costantemente. Dal 1932 an 1938 i redditi settimanali lordi aumentarono del 21%. Dopo aver preso in considerazione ritenute fiscali e assicurative e adeguamenti al costo della vita, l’aumento reale del reddito settimanale durante questo periodo era del 14%. Allo stesso tempo, gli affitti rimasero stabili e ci fu un relativo calo dei costi di riscaldamento e di illuminazione. I prezzi invece scesero per alcune merci al consumo, come apparecchiature elettriche, sveglie e orologi, nonché alcuni prodotti alimentari. Il reddito dei lavoratori continuò a crescere persino dopo lo scoppio della guerra. Nel 1943 il reddito orario medio dei lavoratori tedeschi era cresciuto del 25% e quello settimanale del 41%. (9)

La "normale” giornata lavorativa per la maggior parte dei tedeschi era di otto ore e la retribuzione degli straordinari era generosa. (10) Oltre agli stipendi più alti, i benefici includevano condizioni lavorative decisamente migliorate, come migliori condizioni sanitarie e di sicurezza, mense con pasti caldi sovvenzionati, campi di atletica, parchi, concerti e rappresentazioni teatrali sovvenzionate, fiere, gruppi sportivi ed escursionistici, balli, corsi educativi per adulti e turismo sovvenzionato. (11). Fu migliorata una già esistente e ottima rete di programmi sociali, incluso programmi assicurativi per anziani e di cure sanitarie nazionali.

Hitler voleva che i tedeschi avessero " il più alto standard di vita possibile ", disse in un’intervista di un giornalista americano agli inizi del 1934. " Sono dell’opinione che gli americani abbiano ragione nel non volere rendere tutti uguali ma sostenere piuttosto il principio della scala. Tuttavia ad ogni singola persona deve essere data l’opportunità di salire quella scala " (12). Mantenendo questo punto di vista, il governo di Hitler promosse la mobilità sociale, con ampie opportunità di miglioria e di avanzamento. Come afferma il Prof. Garraty: " E’ fuori dubbio che i nazisti incentivassero la mobilità economica e sociale della classe lavorativa ". Per incentivare l’acquisizione di nuovi mestieri qualificati, il governo sviluppò ampiamente i programmi di addestramento attitudinale ed offrì generosi incentivi per ulteriori avanzamenti di lavoratori efficienti. (13).

Sia l’idea nazionalsocialista che il pensiero di base di Hitler, scrive lo storico John Garraty, " inducevano il regime a favorire il tedesco comune al posto di un qualsiasi gruppo élitario. Gli operai avevano un posto d’onore nel sistema ". In base a ciò, il regime forniva sostanziali agevolazioni accessorie per gli operai che includevano alloggi sovvenzionati, gite a basso costo, programmi sportivi e ulteriori piacevoli agevolazioni aziendali. (14)

Nella sua dettagliata e critica biografia di Hitler, lo storico Joachim Fest riconobbe: " Il regime insistette nel fatto che non era il dominio di una classe sociale sulle altre, e dando a tutti l’opportunità di crescere, dimostrò infatti una neutralità di classe. In effetti queste misure infransero le vecchie e rigide strutture sociali. Esse migliorarono concretamente la condizione materiale di gran parte della popolazione ". (15)

Ecco alcuni dati che danno un idea di come migliorò la qualità della vita. Fra il 1932, ultimo anno dell’epoca pre-hitleriana, e il 1938, l’ultimo anno intero prima dello scoppio bellico, il consumo di alimentari aumentò di un sesto, mentre abbigliamento e tessili incrementarono di più di un quarto, mobili e articoli casalinghi del 50%. (16) Durante il periodo di pace nel Terzo Reich, il consumo di vino aumentò del 50% e il consumo di champagne di ben cinque volte. (17) Fra il 1932 e il 1938 il volume turistico aumentò di oltre il doppio, mentre i proprietari di automobili durante gli anni 30 triplicarono. (18) La produzione tedesca di veicoli a motore, che includeva le auto fabbricate dalle americane Ford e General Motors (Opel), raddoppiò nel periodo 1932-1937, mentre le esportazioni di veicoli a motore tedeschi aumentarono di otto volte. Il traffico aereo passeggeri in Germania aumentò di oltre il triplo dal 1933 al 1937. (19).

L’industria tedesca risorse e prosperava. Durante i prime quattro anni dell’epoca nazionalsocialista, gli utili netti delle grandi imprese quadruplicarono e il reddito manageriale e imprenditoriale aumentò di quasi il 50%. " Le cose sarebbero andate ancora meglio in seguito ", scrive lo storico ebreo Richard Grunberger nel suo studio dettagliato: I Dodici Anni del Reich. " Nel triennio 1939-1942 l’industria tedesca si espanse tanto quanto lo era nei precedenti 5 anni ". (20).

Sebbene gli affari in Germania andavano bene, gli utili erano controllati e venivano mantenuti per legge entro certi limiti. (21). A cominciare dal 1934, i dividendi per gli azionisti di grandi imprese tedesche erano limitati al 6% annuo. Gli utili non divisi venivano investiti in buoni governativi del Reich che davano una resa di interessi annua del 6%, e in seguito, dopo il 1935, del 4,5%. Questa politica ebbe la prevedibile conseguenza di incoraggiare il reinvestimento aziendale e l’auto-finanziamento e quindi di ridurre l’indebitamento con le banche e, più in generale, di diminuire l’influenza di capitale commerciale. (22)

Le percentuali di imposte aziendali crescevano costantemente, dal 20% nel 1934 al 25% nel 1936, fino al 40% nel 1939-1940. Gli amministratori delle aziende tedesche potevano concedere dei premi ai dirigenti, ma solo se questi erano direttamente proporzionali agli utili ed autorizzavano anche premi corrispondenti o " contributi sociali volontari " ai dipendenti. (23)

Fra il 1934 e il 1938 l’utile lordo tassabile degli uomini d’affari tedeschi aumentò del 148% ed il volume fiscale generale incrementò durante questo periodo del 232%. Il numero di contribuenti nella fascia più alta dei redditi, coloro che guadagnavano più di 100.000 Marchi all’anno, aumentò durante questo periodo del 445%. (Mentre invece, il numero di contribuenti nella fascia più bassa dei redditi, coloro che guadagnavano meno di 1.500 Marchi all’anno, aumentò solo del 5%). (24)

La tassazione nella Germania nazionalsocialista era nettamente "progressiva”, cioè coloro che avevano un reddito maggiore pagavano in proporzione di più di quelli della fascia a basso reddito. Fra il 1934 e il 1938 la percentuale media di tassazione sui redditi superiori ai 100.000 Marchi annui aumentò dal 37,4 al 38,2%. Nel 1938 i tedeschi nella fascia di tassazione più bassa erano il 49% della popolazione e avevano il 14% del reddito nazionale, ma pagavano solamente il 4,7% di tassazione fiscale. Quelli nella categoria più alta erano solo l’1% della popolazione ma col 21% del reddito nazionale e pagavano il 45% di tassazione fiscale. (25).

Gli ebrei rappresentavano circa l’1% della popolazione totale tedesca quando Hitler andò al potere. Mentre il nuovo governo si affrettava a rimuoverli dalla vita politica e culturale della nazione, agli ebrei fu permesso di continuare nella vita economica, almeno per diversi anni. Infatti, molti ebrei beneficiarono delle misure prese dal regime e della ripresa economica generale. Nel Giugno del 1933, ad esempio, Hitler approvò una piano di investimenti governativo su larga scala di 14,5 milioni di Marchi nella ditta Hertie di proprietà ebraica, una catena di grandi magazzini di Berlino. Questa "cauzione” fu pagata per evitare il fallimento di fornitori, finanziatori e soprattutto i 14.000 dipendenti di questa grande società. (26)

Il Prof. Gordon Craig, che per anni insegnò storia all’Università di Stanford, sottolinea: " nel commercio al dettaglio e dell’abbigliamento, le ditte ebraiche continuarono ad operare con profitto fino al 1938, e in particolare a Berlino e Amburgo aziende di rinomata reputazione e gusto continuavano ad avere i loro vecchi clienti nonostante la proprietà era di ebrei. Nel mondo della finanza non fu posta alcuna restrizione sulle attività di società ebraiche alla Borsa di Berlino (mercato azionario) e fino al 1937 gli istituti bancari di Mendelssohn, Bleichroeder, Arnhold, Dreyfuss, Straus, Warburg, Aufhaeuser e Behrens erano ancora attivi ". (27). Cinque anni dopo che Hitler prese il potere, il ruolo ebraico nella vita economica era ancora rilevante e gli ebrei possedevano ancora considerevoli beni immobili, specialmente a Berlino. Tutto ciò cambiò radicalmente nel 1938 e alla fine del 1939 gli ebrei erano stati ampiamente rimossi dalla vita economica tedesca.

Il tasso di criminalità in Germania scese drasticamente durante gli anni di Hitler, con cali significativi negli omicidi, furti, rapine, peculato e furtarelli vari. (28). Le migliorie della salute e dell’aspetto dei tedeschi stupirono molti stranieri. " La mortalità infantile fu notevolmente ridotta ed è ampiamente inferiore a quella della Gran Bretagna ", scrisse Sir Arnold Wilson, un membro del Parlamento Britannico che visitò la Germania sette volte dopo che Hitler andò al potere. " la tubercolosi e altre malattie erano considerevolmente diminuite. I tribunali penali non avevano mai avuto così poco da fare e le prigioni non avevano mai avuto così pochi ospiti. E’ un piacere vedere l’idoneità fisica della gioventù tedesca. Persino le persone più povere sono vestite meglio di quanto lo fossero in passato e i loro visi allegri testimoniano il miglioramento psicologico che era dentro di loro ". (29)

Il migliorato benessere psicologico-emozionale dei tedeschi durante questo periodo è stato anche rilevato dallo storico Richard Grunberger. " Non ci sono molti dubbi ", scrisse, " che la presa di potere dei nazionalsocialisti generò un ampio miglioramento nella salute emotiva; ciò non fu soltanto un risultato della ripresa economica ma anche l’alto senso dei tedeschi nell’identificarsi con gli obiettivi nazionali ". (30)

L’Austria attraversò una fenomenale ripresa dopo che fu annessa al Reich tedesco nel Marzo del 1938. Immediatamente dopo l’Anschluss (annessione), i responsabili del governo si diedero rapidamente da fare per alleviare l’indigenza sociale e rivitalizzare l’economia moribonda. Investimenti, produzione industriale, costruzione di alloggi, spesa dei consumatori, turismo e standard di vita crebbero velocemente. Fra il Giugno e il Dicembre del 1938 soltanto, il reddito settimanale degli operai dell’industria austriaci crebbe del 9%. Il successo del regime nazionalsocialista nel combattere la disoccupazione fu così rapido che lo storico americano Evan Burr Bukey arrivò a definirlo: " uno dei successi economici più notevoli nella storia moderna”. Il tasso dei senza lavoro in Austria scese dal 21,7% nel 1937 al 3,2% nel 1939. Il Prodotto Interno Lordo crebbe del 12,8% nel 1938 e di uno stupefacente 13,3% nel 1939. (31)

Una notevole espressione di fiducia nazionale stava alla base del netto aumento delle nascite. Entro l’anno in cui Hitler salì al potere, l’indice di natalità ebbe un balzo del 22%, arrivando ad un livello alto nel 1938. Rimase tale persine nel 1944, l’ultimo intero anno di guerra. (32) Secondo lo storico John Lukacs, il balzo dell’indice di natalità era un espressione di " ottimismo e fiducia " da parte dei tedeschi durante gli anni di Hitler. " Per ogni due bambini nati in Germania nel 1932, quattro anni dopo ne sarebbero nati tre ", afferma. " Nel 1938 e 1939, il più alto tasso di matrimoni in Europa fu registrato in Germania, soppiantando persino quelli dei più prolifici popoli dell’Europa dell’Est. L’aumento fenomenale nel tasso di natalità tedesco fu persino più consistente dell’incremento del tasso dei matrimoni ". (33) " la Germania nazionalsocialista, sola fra le nazioni popolate da bianchi, riuscì a raggiungere un incremento nella fertilità ", evidenzia l’eminente storico americano di origine scozzese Gordon A. Craig, " con un forte aumento della natalità dopo che Hitler arrivò al potere e con un costante aumento negli anni che seguirono ". (34)

In un lungo discorso rivolto al Reichstag agli inizi del 1937, Hitler ricordò gli impegni che aveva preso quando il suo governo assunse il potere. Egli spiego anche i principi sui quali erano basate le sue politiche e guardò indietro a ciò che era stato fatto in quattro anni. (35) " Colore che parlano di ‘democrazie’ e ‘dittature’”, disse, " semplicemente con comprendono che in questo paese è stata fatta una rivoluzione, i cui risultati possono essere considerati democratici nel più alto significato del termine, sempre che la democrazia abbia un qualsiasi vero significato. La rivoluzione nazionalsocialista non ha avuto come obiettivo di trasformare una classe privilegiata in una classe che non avrebbe avuto diritti in futuro. Il suo scopo è stato quello di dare uguali diritti a coloro che non avevano diritti. Il nostro obiettivo è stato reso raggiungibile per l’intero popolo tedesco, non solo in campo economico ma anche in quello politico e assicurato dal coinvolgimento delle masse in modo organizzato. Negli ultimi quattro anni abbiamo aumentato la produzione tedesca in tutti i settori fino a raggiungere livelli straordinari. E questo aumento produttivo è andato a beneficio di tutti i tedeschi ".

In un altro discorso, due anni dopo, Hitler parlò brevemente dei successi in campo economico del suo regime (36): " Vinsi il caos in Germania, restaurai l’ordine, aumentai enormemente la produzione in tutti campi della nostra economia nazionale, con enormi sforzi produssi surrogati di varie materie prime che non abbiamo, ho incoraggiato nuove invenzioni, sviluppato gli scambi, costruito nuove strade e canali navigabili, trasformato fabbriche enormi e nel contempo mi sono impegnato a promuovere l’istruzione e la cultura del nostro popolo per lo sviluppo della nostra comunità sociale. Riuscii a trovare un lavoro utile per tutti e sette milioni di disoccupati che ci facevano così tanta pena, a far restare il contadino sulla sua terra nonostante tutte le difficoltà e a risparmiare la terra stessa per lui, a ripristinare un commercio tedesco prospero e a promuovere al massimo gli scambi ".

Lo storico americano John Garraty paragonò le risposte americane e tedesche alla Grande Depressione in un articolo molto discusso pubblicato sulla Rivista di Storia Americana. Scrisse (37): " I due protagonisti (cioè gli Stati Uniti e la Germania) reagirono tuttavia alla Grande Depressione in modi simili, diversi da quelli di altre nazioni industriali. Dei due, i nazionalsocialisti ebbero maggior successo a curare le ferite economiche degli anni 30. Essi ridussero la disoccupazione e stimolarono la produzione industriale più velocemente di quanto fecero gli americani e, considerando le loro risorse, affrontarono i loro problemi commerciali e monetari con maggior riuscita, sicuramente in modo più fantasioso. Questo in parte perché i nazionalsocialisti usarono il finanziamento in disavanzo su più vasta scala e in parte perché il sistema totalitario si presta meglio alla mobilitazione della società, sia con la forza che con la persuasione. Nel 1936 la depressione era praticamente finita in Germania, ma ancora lontana dalla fine negli Stati Uniti ".

Infatti, il tasso dei senza lavoro negli Stati uniti rimase alto finché non si arrivò a stimolare la produzione bellica su vasta scala. Persino nel Marzo del 1940, la disoccupazione americana era ancora sul 15% della forza lavoro. Fu la produzione di guerra, e non i programmi del "New Deal” di Roosevelt , a portare la piena occupazione. (38)

Il Prof. William Leuchtenburg, uno storico americano di fama, meglio conosciuto per i suoi libri sulla vita e sulla carriera di Franklin Roosevelt, riassunse l’operato misto del Presidente in uno studio molto acclamato. "Il New Deal lasciò molti problemi irrisolti e ne creò altri nuovi e sconcertanti ", conclusa Leuchtenburg, " Esso non dimostrò mai di poter raggiungere la prosperità in tempo di pace. Ancora nel 1941 i disoccupati erano ancora sei milioni e non fu che durante l’anno di guerra 1943 che l’esercito dei senza lavoro scomparse ". (39)

Il contrasto fra i successi economici tedeschi e americani durante gli anni 30 è ancora più evidente se si prende in considerazione che gli Stati Uniti avevano ricchezze e risorse naturali immensamente maggiori, incluse grandi riserve petrolifere, nonché una minore densità di popolazione e nessun vicino ostile e bene armato.

Un interessante confronto tra l’approccio americano e tedesco alla Grande Depressione apparve in una edizione del 1940 del settimanale berlinese "Das Reich”. Il titolo era: " Hitler e Roosevelt: un successo tedesco, un tentativo americano ". L’articolo citava il " sistema democratico parlamentare” degli Stati Uniti come un fattore chiave nel fallimento degli sforzi dell’amministrazione Roosevelt di ripristinare il benessere. " Noi tedeschi iniziammo con una idea e mettemmo in atto misure pratiche senza curarci delle conseguenze. L’America iniziò con molte misure pratiche che, senza coerenza al loro interno, misero un cerotto su ogni ferita " (40)

Le politiche economiche di Hitler sarebbero andate bene negli Stati Uniti? Queste politiche sono probabilmente più realizzabili in paesi come la Svezia, la Danimarca, i Paesi Bassi, con una popolazione ben istruita, auto-disciplinata ed etnicamente e culturalmente coesa, con un carattere "comunitario” tradizionalmente forte e con una corrispondente fiducia di alto livello. Le politiche economiche di Hitler sono poco applicabili negli Stati Uniti e in altre società con una popolazione etnicamente e culturalmente diversa, con una tradizione del "lasciar fare” marcatamente individualistica e con un corrispondente spirito "comunitario” più debole. (41)

Hitler stesso fece uno straordinario confronto fra i sistemi economici, sociali e politici degli Stati U niti, dell’Unione Sovietica e della Germania. Durante un discorso nel tardo 1941, disse (43): " Stiamo ora per conoscere due estremi socio-politici. Uno è quello degli stati Capitalisti, che usano menzogne, malafede e imbrogli per negare ai loro popoli i più vitali e basilari diritti e che sono preoccupati soltanto dei loro propri interessi finanziari, per i quali sono pronti a sacrificare milioni di persone. D’altro canto, abbiamo visto (in Unione Sovietica) l’estremo Comunista: uno stato che ha portato una indicibile miseria a milioni e milioni e che, seguendo la sua dottrina, sacrifica la felicità degli altri. Da questa consapevolezza, a mio avviso, per tutti noi c’è solo un dovere e cioè quello di batterci più che mai per il nostro ideale socialista e nazionale. In questo stato tedesco il principio prevalente non è, come nella Russia sovietica, il principio della così detta uguaglianza, ma piuttosto quello della giustizia ". David Lloyd George, che fu Primo Ministro britannico durante la Prima Guerra Mondiale, fece un largo viaggio in Germania nel tardo 1936. In un articolo pubblicato in seguito in un famoso giornale londinese, lo statista inglese raccontò ciò che aveva visto e vissuto (43):

" Qualunque cosa si possa pensare di questi metodi ", scrisse Lloyd George, " e certamente non sono metodi di un paese con governo parlamentare, non c’è alcun dubbio che è stata raggiunta una meravigliosa trasformazione nello spirito della gente, nel loro atteggiamento reciproco e nel loro aspetto sociale ed economico. Egli (Hitler) affermò con ragione a Norimberga che in quattro anni il suo partito avrebbe creato una nuova Germania. Non è la Germania della prima decade dopo la guerra, a pezzi, depressa e prostrata con un senso di timore e di impotenza. Essa è ora piena di speranza e fiducia e con un rinnovato senso di determinazione a condurre la sua propria vita senza interferenze da qualsiasi influenza al di fuori delle proprie frontiere. Per la prima volta, dalla fine della guerra, c’è un generale senso di sicurezza. La gente è più allegra. C’è un maggior senso di felicità spirituale generale in tutta la nazione. E’ una Germania più felice. L’ho visto ovunque, e degli inglesi che ho incontrato durante il mio viaggio, e che conoscevano bene la Germania, erano colpiti dal cambiamento. Questo grande popolo ", avvertiva questo attempato statista, " lavorerà meglio, farà più sacrifici, e, se necessario, lotterà con grande determinazione perché Hitler chiede loro di farlo. Colore che non comprendono questo fattore centrale non possono giudicare le attuali possibilità della Germania moderna ".

Sebbene i pregiudizi e l’ignoranza abbiano impedito una più ampia consapevolezza e comprensione delle politiche economiche di Hitler e il loro impatto, il suo successo nella politica economica è stato confermato da storici, inclusi studiosi che sono generalmente molto critici sul leader tedesco e sulle politiche del suo regime.

John Lukacs, uno storico americano di origine ungherese, i cui libri sono stati oggetto di commenti e di apprezzamento, ha scritto: " I successi di Hitler, più interni che esterni, durante i sei anni di pace e di governo in Germania, furono straordinari. Portò prosperità e fiducia ai tedeschi, il tipo di prosperità che è il risultato della fiducia. Gli anni 30, dopo il 1933, furono anni solari per la maggior parte dei tedeschi, qualcosa che rimase nelle memorie di una intera loro generazione ". (44)

Sebastian Haffner, un influente giornalista e storico tedesco e che fu anche un feroce critico del Terzo Reich e della sua ideologia, riconsiderò la vita e il lascito di Hitler in un libro molto discusso. Sebbene il suo ritratto del leader tedesco nel libro " Il Proposito di Hitler " sia aspro, l’autore scrive tuttavia: (45)

" Fra questi successi positivi di Hitler, quello che supera tutti gli altri fu il suo miracolo economico. Mentre il resto del mondo era ancora in preda alla paralisi economica, Hitler fece della Germania un isola di prosperità. Nel giro di tre anni, continua Haffner, i bisogni urgenti e le sofferenze di massa furono trasformati in semplice ma comoda prosperità. Altrettanto importante: l’impotenza e la mancanza di speranza avevano dato spazio alla fiducia e alla sicurezza nelle proprie capacità. Persino più miracoloso fu il fatto che la transizione dalla depressione al boom economico fu raggiunta senza inflazione, con salari e prezzi completamente stabili. E’ difficile descrivere in modo adeguato la riconoscente sorpresa con la quale i tedeschi reagirono a questo miracolo, il quale, fece sì che moltissimi operai tedeschi social-democratici o comunisti passassero dalla parte di Hitler dopo il 1933. Questa riconoscente sorpresa dominò completamente l’umore delle masse tedesche nel periodo 1936-1938 ".

Joachim Fest, un altro illustre giornalista e storico tedesco, riconsiderò la vita di Hitler in una esauriente e acclamata biografia. " Se Hitler fosse deceduto in un assassinio o in un incidente alla fine del 1938, pochi avrebbero esitato a descriverlo come uno dei più grandi statisti tedeschi, il compitore della storia della Germania ". (46) " Nessun osservatore obiettivo della situazione tedesca potrebbe negare i considerevoli successi di Hitler ", affermò lo storico americano John Toland. " Se Hitler fosse morto nel 1937, nel quarto anniversario della sua ascesa al potere, egli sarebbe indubbiamente diventato uno dei più grandi personaggi della storia tedesca. In tutta Europa aveva milioni di ammiratori ". (47)

NOTE:

1. J.K. Galbraith, Money (Boston: 1975), pag. 225-226

2. J.K. Galbraith, The Age of Uncertainty (l’era dell’incertezza), (1977), pag. 214

3. J.K. Galbraith nel The New York Times Book Review, 22 Aprile 1973. Citato in: J. Toland, Adolf Hitler (Doubleday & Co., 1976), pag. 403 (note).

4. J.K. Galbraith, The Age of Uncertainty (l’era dell’incertezza), (1977), pag. 213-214

5. Discorso radiofonico di Hitler, "Aufruf an das deutsche Volk” (appello al popolo Tedesco), 1° Febbraio 1933.

6. John A. Garraty, "The New Deal, National Socialism and the Great Depression (il New Deal, Nazionalsocialismo e la Grande Depressione), The American Historical Review, Ottobre 1973 (Vol. 78, No. 4), pag. 909-910

7. Gordon A. Craig, Germany 1866-1945 (New York: Oxford, 1978), pag. 620

8. Richard Grunberger, The Twelve-Year Reich: A Social History of Nazi Germany, 1933-1945 (I dodici anni del Reich: storia sociale della Germania Nazista, 1933-1945), (New York: Holt, Rinehart e Winston, 1971), pag. 186, Pubblicato per la prima volta in Gran Bretagna col titolo: A Social History of the Third Reich (storia sociale del Terzo Reich)

9. R. Grunberger, The Twelve-Year Reich (1971), pag. 187; David Schoenbaum, Hitler’s Social Revolution (la rivoluzione sociale di Hitler) (Norton, 1980) (edizione economica), pag. 100

10. David Schoenbaum, Hitler’s Social Revolution (Norton, 1980), pag. 101

11. David Schoenbaum, Hitler’s Social Revolution (Norton, 1980) (edizione economica), pag. 100, 102, 104; Lo storico Gordon Craig scrive: " Oltre a questi innegabili successi (cioè una migliore qualità di vita), i lavoratori tedeschi ricevettero ulteriori ed importanti sussidi dallo stato. Il partito conduceva una campagna di enorme successo per migliorare le condizioni lavorative negli stabilimenti industriali con periodiche iniziative preposte non solo per controllare che le norme sanitarie e di sicurezza fossero rispettate, ma anche per incoraggiare l’alleviamento dalla monotonia del lavoro quotidiano tramite aspetti gradevoli come la musica, il piantare alberi e premi speciali per il raggiungimento di obiettivi ". G. Craig, Germany 1866-1945 (Oxford, 1978), pag. 621-622

12. Intervista con Louis Lochner, corrispondente a Berlino dell’Associated Press. Citato in: Michael Burleigh, The Third Reich: A New History (il Terzo Reich: una nuova storia), (New York: 2000), pag. 247

13. G. Craig, Germany 1866-1945 (Oxford, 1978), pag. 623; John A. Garraty, " The New Deal, National Socialism and the Great Depression ", The American Historical Review, Ottobre 1973 (Vol. 78, No. 4), pag. 917, 918

14. J.A. Garraty, "The New Deal, National Socialism and the Great Depression”, The American Historical Review, Ottobre 1973, pag. 917, 918

15. Joachim fest, Hitler (New York: 1974), pag. 434-435

16. R. Grunberger, The Twelve-Year Reich (I dodici anni del Reich), (New York:1971 ), pag.203

17. R. Grunberger, The Twelve-Year Reich (1971), pag. 30, 208

18. R. Grunberger, The Twelve-Year Reich (1971), pag. 198, 235

19. G. Frey (Hg.), Deutschland wie es wirklich war (la Germania com’era realmente) (Monaco: 1994), pag. 38, 44

20. R. Grunberger, The Twelve-Year Reich (1971), pag. 179

21. D. Schoenbaum, Hitler’s Social Revolution (la rivoluzione sociale di Hitler), (1980), pag. 118, 144

22. D. Schoenbaum, Hitler’s Social Revolution (1980), pag. 144, 145; Franz Neumann, Behemoth: The Structure and Practice of National Socialism 1933-1944 (il colosso: struttura e prassi del Nazionalsocialismo 1933-1944), (New York; Harper & Row, 1966 (edizione economica, pag. 319-326; R. Grunberger, The Twelve-Year Reich (1971), pag. 177

23. R. Grunberger, The Twelve-Year Reich (1971), pag. 177; D. Schoenbaum, Hitler’s Social Revolution (Norton, 1980), pag. 125

24. D. Schoenbaum, Hitler’s Social Revolution (1980), pag. 148, 149

25. D. Schoenbaum, Hitler’s Social Revolution (1980), pag. 148, 149. (al confronto, osserva Schoenbaum, il tasso fiscal sul reddito per la fascia di reddito più alta nel 1966 nella Repubblica Federale Tedesca era circa del 44%)

26. D. Schoenbaum, Hitler’s Social Revolution (1980), pag. 134

27. G. Craig, germany 1866-1945 (Oxford, 1978), pag. 633

28. R. Grunberger, The Twelve-Year Reich (1971), pag. 26, 121; G. Frey (Hg.), Deutschland wie es wirklich war (la Germania com’era realmente), (Monaco, 1994), pag. 50-51

29. Citato in: J. Toland, Adolf Hitler (Doubleday & Co., 1976). Pag. 405. Fonte citata: Cesare Santoro, Hitler Germany (Berlin: 1938)

30. R. Grunberger, The Twelve-Year Reich (1971), pag. 223

31. Evan Burr Bukey, Hitler’s Austria (l’Austria di Hitler), (Chapel Hill: 2000), pag. 72, 73, 74, 75, 81, 82, 124. (Bukey è professore di storia all’Università dell’Arkansas)

32. R. Grunberger, The Twelve-Year Reich (1971), pag. 29, 234-235

33. John Lukacs, The Hitler of History (l’Hitler della Storia), (New York: Alfred A. Knopf, 1997), pag. 97-98

34. G. Craig, Germany 1866-1945 (Oxford, 1978), pag. 629-630

35. Discorso di Hitler al Parlamento del Reichstag del 30 Aprile 1937

36. Discorso di Hitler al Parlamento del Reichstag del 28 Aprile 1939

37. John A. garraty, "The New Deal, National Socialism and the Great Depression”, The American Historical Review, Ottobre 1973 (Vol. 78, No. 4), pag. 944. (Garraty insegnò storia all’Università dello Stato del Michigan e alla Columbia University ed è stato in carica in qualità di president della Società degli Storici Americani).

38. John. A. Garraty, "The New Deal, National Socialism and the Great Depression”, The American Historical Review, Ottobre 1973 (Vol. 78, No. 4), pag. 917, incluso n. 23. Garraty scrisse: "di certo la piena occupazione non fu mai raggiunta in America fintanto che l’economia non diventò totalmente di Guerra. La disoccupazione americana non scese mai molto al di sotto degli otto milioni durante il New Deal. Nel 1939 circa 9,4 milioni erano senza lavoro e durante il censimento del 1940 (Marzo) la disoccupazione si assestava sui 7,8 milioni, quasi il 15% della forza lavoro "

39. William E. Leuchtenburg, Franklin Roosevelt e il New Deal (New York: Harper & Row, 1963 (edizione economica), pag. 346-347

40. Da: Das Reich, 26 Maggio 1940. Citato in John A. Garraty, "The New Deal, National Socialism and the Great Depression”, The American Historical Review, Ottobre 1973, pag. 934. Fonte citata: Hans-Juergen Schroeder, Deutschland und die Vereinigten Staaten (la Germania e gli Stati Uniti), (1970), pag. 118-119

41. Durante una visita a Berlino negli anni 30, l’ex Presidente americano Herbert Hoover si incontrò con il Ministro delle Finanze di Hitler, Conte Lutz Schwerin von Krosigk, il quale spiegò a lungo le politiche economiche del suo governo. Nell’ammettere che queste misure erano di beneficio per la Germania, Hoover espresse l’opinione che non erano adatte per gli Stati Uniti. Salari e politiche di prezzo decisi dal governo, riteneva sarebbero stati contrari alla nozione americana della libertà personale. Vedi: Lutz Graf Schwerin von Krosigk, Es geschah in Deutschland (successe in Germania), (Tuebingen/Stuttgart:1952), pag. 167; L’influente economista britannico John Maynard Keynes scrisse nel 1936 che le sue politiche "Keynesiane”, che furono in un qualche modo adottate dal governo di Hitler, " possono essere molto meglio adattate nelle condizioni di uno stato totalitario " anziché in un paese dove "prevalgono le condizioni di libera competizione ed un ampio livello di "lasciar fare”. Citato in: James J. Martin, Revisionist Viewpoints (punti di vista revisionisti), (1977), pag. 187-205 (vedi anche: R. Skidelsky, John maynard Keynes: The Economist as Savior 1920-1937 (l’economista come Salvatore 1920-1937), (New York: 1994), pag. 581. La ricerca negli ultimi anni indica che la maggiore diversità etnica riduce i livelli di fiducia sociale e la fattibilità di politiche di benessere sociale. Vedi: Robert D. Putnam, "E Pluribus Unum: Diversity and Community in the Twenty-first Century (tra molti, uno: diversità e comunità nel 21° secolo), Scandinavian Political Studies (Studi Politici Scandinavi), Giugno 2007. Vedi anche: Frank Salter, Welfare, Ethnicity and Altruism (benessere, etnicità e altruismo), (Routledge, 2005)

42. Discorso di Hitler a Berlino, 3 Ottobre 1941

43. Daily Express (Londra), 17 Novembre (o Settembre?) 1936

44. John Lukacs, The Hitler of History (New York: Alfred A. Knopf, 1997), pag. 95-96

45. S. Haffner, The Meaning of Hitler (la prassi di Hitler), (New York: Macmillan, 1979), pag. 27-29. Pubblicato la prima volta nel 1978 con il titolo di: Anmerkungen zu Hitler (osservazioni a Hitler). Vedi anche: M. Weber, "Sebastian Haffner’s 1942 Call for Mass Murder” (la denuncia del 1942 di sterminio di massa di Sebastian Haffner), The Journal for Historical Review, autunno 1983 (Vol. 4, No. 3), pag. 380-382

46. J. Fest, Hitler: a Biography (Hitler: una biografia) (Harcourt, 1974), pag. 9. Citato in: S. Haffner, The Meaning of Hitler (1979), pag. 40

47. J. Toland, Adolf Hitler (Doubleday & Co., 1976), pag. 407,409

Fonte: http://www.ihr.org/other/economyhitler2011.html

Novembre 2011

Traduzione a cura di: Gian Franco SPOTTI



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